La campana

9 Giugno 2020: dialogo via Facebook con l’amico classicista Renato Benintendi.

Il post di Renato

SOTTO IL VELAME DE LI VERSI STRANI…

Una delle più criptiche e belle frasi del latino medievale attribuita all’aquinate, nel convento di San Domenico di Salerno. Si sa solo che parla di una campana che preannunciava misteriosamente la morte incombente di un monaco…Non esiste traduzione ufficiale…Indotto da un amico, ci ho provato e confido di essermi avvicinato molto alla verità nascosta…Una frase meravigliosa….

Lo scambio di commenti

Renato:

In forma leggibile…

Gabriele:

Renato, grazie per avere suscitato questa riflessione che leggo ora di primo mattino.

Il rintocco dell’anima possibile solo quando addomesticata attraverso un percorso paziente e misurato, inaccessibile alle scorciatoie del furbo o del bullo.

Anche le figure retoriche utilizzate: anafora, epanalessi, polisindeto, chiasmo richiamano i movimenti del campanaro.

Connessione tra divino e umano attraverso il movimento, nella frequenza giusta, della corda (motu chordae = motu cordis). Come ad indicare un entanglement tanto reale quanto invisibile al non “iniziato” — συντελεια.

Renato:

RESTO QUI, E ATTRAVERSO LA MANO (relativo in posizione prolettica) IL BRONZO RISUONA, E’ UN SEGNO DI FORZA E DI FEDE SE LA DESTRA E’ DATA (matrimonio). RESTO QUI, ATTRAVERSO LA PURA MENTE PER LA CUI OPERA IL BRONZO RISUONA PER IL VIAGGIO (AD ITER=COMPLEMENTO DI FINE CON ITER, METAFORA DELLA MORTE). AL FINE DI RESPINGERE, FIDUCIOSO, LE ASTUZIE E LA VIOLENZA DEL FORTE LUPO, MUGGISCO NEL MENTRE QUASI COME UN BOVE, MA LATRO IN ANTICIPO COME UN CANE.

Qualcosa del genere, Gabriele.

Gabriele:

Renato Benintendi io, nella mia ingenuità, vedo la presenza divina che si manifesta grazie alla mano che fa risuonare il bronzo della campana e che, quando applicata nel modo giusto, porta con sé un messaggio di applicazione produttiva e di fede.

Una mano che non è solo fisica, ma anche dell’anima, che scandisce il cammino (in senso assoluto, un cammino verso la fine che mi piace immaginare τελος, completamento / compimento di una retta via, una vita retta).

Perché si possa compiere questa risonanza tra divino e umano è necessario “addomesticare” lo spirito, di qui la fedeltà del bove e del cane, le cui qualità combinate permettono sia lo stato di allerta attraverso il latrato sia quello di quiete attraverso il muggito – che poi non sono altro che una raffigurazione dei suoni della campana, ora ad alta intensità, ora echeggiante in diminuendo. Il chiasmo sembra sottolineare questa alternanza.

Non c’è posto così per le astuzie o l’irruenza del lupo, simbolo della natura sevaggia, messo alla porta, in modo analogo a come una campana produrrà suoni maldestri se la corda viene agitata senza la tecnica acquisita ed applicata correttamente.

Ci siamo incrociati nelle spiegazioni…

…e mi sembra ci siamo pure incontrati come due campane 🔔 in armonia.

Renato:

Comunque magnifica. Un rimpianto nei miei ricordi di allievo del Prof Scalia…Letteratura latina medievale…Novembre 1976…

Gabriele:

l’unica confusione per me – che porta a due sfumature diverse della stessa traduzione – è la virgola dopo “fidus” (e poi anche “astus”), che mi ha indotto a trattare “repellam” come futuro e non come congiuntivo, cosa che invece, dopo aver letto la tua interpretazione, mi sembra più probabile data la posizione dei vocaboli.

Alessio: (si aggiunge alla conversazione)

Renato, il segno di fede sulla mano destra impalmata potrebbe non riferirsi a quello del matrimonio, che sta sulla sinistra, ma forse a quello dei religiosi, come vescovi o abati?

Renato:

Chissa’… naturalmente la corretta traduzione richiede senz’altro la conoscenza degli aspetti dottrinari ed allegorici propri del medioevo, anche di quello ortodosso… Dexteram dare significa pero’ IMPALMARE… sposare… poi il tempo è tiranno e gli arabi aspettano le mie analisi del progetto…

Gabriele:

Dopo alcune rapide ricerche trovo numerose conferme di “dexteram dare” come segno di pace e/o di giuramento.

Conclusione

….Che magnifico modo di cominciare una giornata!

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