Scotney Castle è una delle grandi dimore storiche situate in Kent, nel Sud-Est dell’Inghilterra, come Hever Castle, Chartwell, Penshurst, Ightam Mote, Knole, Leeds Castle, Sissinghurst, oggi conservate da National Trust o National Heritage, fondazioni di portata nazionale che ne hanno permesso la sopravvivenza gestendole come musei, curando non solo edifici ma giardini fantastici, opere d’arte, arredi, vestiti ed oggetti dei proprietari di un tempo, da Anna Bolena a Churchill.
La tenuta si trova a circa un’ora da Londra ed offre a visitatori di tutte le età, al pari delle altre citate, una mezza giornata di viaggio nel tempo, passeggiate nel verde, cream tea a fianco dell’immancabile negozio turistico.








Costruito in epoca vittoriana a due passi da un castello medievale (di cui sopravvive la torre del 1380, poi trasformato in dimora Tudor ai tempi di Elisabetta ed infine rimodellato in “rovina”) che impreziosisce lo stile pittoresco dei giardini, per oltre un secolo Scotney appartenne alla famiglia Hussey.
Al suo interno, uno dei corridoi del primo piano è dedicato all’esposizione di una ricca serie di acquarelli, dipinti con mano esperta da Henrietta Hussey per catturare il suo Gran Tour dell’Italia del 1848. Tra questi una bellissima raffigurazione del golfo di Napoli con un Vesuvio fumante sullo sfondo…

…e l’occhio di chi conosce quei luoghi vedrà, muovendosi verso sinistra dall’immutata maestà di Castel dell’Ovo, i tratteggi del maniero arrossato dal sole arroccato sul Monte Èchia: la Nunziatella.

Trovare la Nunziatella nei corridoi di una residenza ottocentesca nelle campagne del Kent evoca i legami culturali, storici, artistici tra i britannici e la nostra penisola sin dai tempi dei Romani.
Un altro particolare – tra i mille per ogni gusto – che ha colpito le mie sensibilità è stato il soffermarmi su due iscrizioni scolpite all’esterno:


La prima, sopra il portone principale, recita: “vix ea nostra voco”, motto della famiglia Hussey che ricorda come i mortali non possano essere altro che custodi e garanti temporanei di qualcosa che, destinato a durare nei secoli, è intrinsecamente patrimonio comune. È un monito ante litteram del destino odierno del castello, affidato dall’ultimo proprietario, Christopher Hussey, al National Trust, custode e garante per eccellenza a beneficio di tutti i visitatori.
La seconda, “frustra nisi dominus”, mi ha immediatamente portato alla mente il vespro di Monteverdi e quello di Vivaldi che interpretano splendidamente il salmo 127 e rappresentano un ulteriore invito a riflettere sulla necessità di vivere nella consapevolezza di essere servitori di una causa più grande.
Storia, radici, destino, sacralità in una gita fuori porta durata poco più di un attimo.